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Raggi UV, quali sono pericolosi per gli occhi?

I raggi UV, o ultravioletti, sono radiazioni luminose e la loro principale sorgente è il sole. Hanno qualità benefiche come la produzione di vitamina D, influiscono sul tono dell’umore e sul ritmo sonno/veglia. Tuttavia hanno anche effetti potenzialmente nocivi. I danni alla pelle sono abbastanza noti, molto meno conosciuti però sono i problemi che questi raggi provocano agli occhi. Esistono diverse tipologie di raggi UV, oggi ne parleremo nel dettaglio e capiremo quali sono pericolosi per la vista.

Quanti raggi UV esistono?

I raggi UV si distinguono in UVA, UVB e UVC. Questi ultimi sono i più dannosi, ma per fortuna non raggiungono la Terra perché schermati dalla barriera dell’Ozono. Invece gli UVA e UVB superano gli strati dell’atmosfera e le nuvole. Oltre il 90% delle radiazioni luminose assorbite dal corpo umano è di tipo UVA, con lunghezza d’onda ampia, tra i 315 e i 400 mm. La loro particolarità sta nell’essere “disponibili” tutto l’anno, anche in pieno inverno. Inoltre penetrano in profondità, causando danni a livello cellulare e a lungo termine.

Le città con alto tasso di inquinamento sono habitat ad alta esposizione perché lo smog ne impedisce la naturale dispersione. I raggi UV di tipo UVB, con lunghezza d’onda tra 280 e 315 mm, hanno intensità e aggressività maggiori e possono provocare ustioni, arrossamenti e reazioni allergiche. Tuttavia rappresentano poco più del 5% delle radiazioni solari. Per finire, si riscontrano quasi esclusivamente durante la bella stagione, in pratica da aprile a ottobre.

Effetti nocivi degli ultravioletti per la vista

I raggi UV di natura UVA e UVB, penetrando i tessuti superficiali, sono quindi assorbiti anche da strutture quali cornea, retina e cristallino. La capacità di causare danni è direttamente proporzionale alla durata e quantità di esposizione nel corso del tempo. L’esposizione agli ultravioletti genera condizioni “semplici” come la secchezza oculare o anche patologie importanti.

Fotocheratite. Si tratta di un'infiammazione o “scottatura” della cornea con sintomi come lacrimazione occhi, vista offuscata, fotofobia, arrossamento e dolore oculare. La sua entità è importante ma temporanea, infatti regredisce di solito spontaneamente e in pochi giorni.

Retinopatia solare. È una forma più grave di ustione della retina. A seconda dei casi può verificarsi una progressiva riduzione di sensibilità e capacità di percepire la luce.

Degenerazione maculare. L’esposizione ai raggi UV causa il precoce invecchiamento delle cellule della retina e quindi riduce più rapidamente la funzionalità di quest’organo essenziale per la vista.

Cataratta. Così come per la macula, cioè la zona centrale della retina, gli ultravioletti possono compromettere anche l’efficienza del cristallino che si opacizza più velocemente.

Melanoma oculare. Come accade per la pelle anche l’occhio può essere interessato da forme tumorali che colpiscono sia le cellule del bulbo che quelle del contorno occhi.

I raggi UV e la luce blu

I raggi UV sono dannosi anche per esposizione indiretta, tramite riverbero o riflesso su superfici quali asfalto, neve o acqua. Ecco perché è fondamentale usare occhiali da sole tutto l’anno. Le giuste montature protettive rispondono a particolari requisiti. Il primo è ovviamente la capacità filtrante della lente. Inoltre gli occhiali da sole non devono essere troppo scuri. Infatti con “lenti nere” le pupille tendono a dilatarsi, lasciando passare una maggior quantità di ultravioletti.

Altro tipo di radiazione luminosa potenzialmente dannosa come i raggi UV è la luce blu. È tipica dei dispositivi digitali e vi sono esposti anche i bambini, sempre più precocemente. Ciò influisce molto sull’incidenza di deficit visivi quali miopia e astigmatismo. Anche se non prodotta dal sole, la luce blu ha ugualmente capacità di nuocere alla retina. Per di più, davanti agli schermi elettronici si riduce la frequenza di ammiccamento e aumenta così il rischio di secchezza oculare cronica.

Per ridurre lo stress visivo è buona regola dotarsi ad esempio di lenti concepite appositamente per tale scopo. Da Ottica Vasari è possibile applicare un trattamento speciale sia su lenti neutre che graduate per proteggere gli occhi dagli effetti dannosi della luce blu emessa da smartphone, pc e tablet.

 


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Salute degli occhi, consigli su come migliorarla

La vista è un dono che troppo spesso si da per scontato. Inoltre questa è decisamente l’epoca in cui viene messa di più alla prova, per l’uso intensivo di dispositivi digitali. Le strutture oculari sono soggette a malattie come ogni altra parte del corpo. Per preservare la salute degli occhi è importante sottoporsi a controlli oculistici regolari a partire dal semplice test dell’acuità visiva. Tuttavia ciò non basta perché è necessario adottare abitudini sane in ogni contesto, “dalla tavola alla scrivania”. Vediamo dunque come prendersi cura della vista e come prevenire eventuali problemi.

Alimentazione e stile di vita per la salute degli occhi

Mangiare in modo sano ed equilibrato è uno dei fattori chiave per il benessere psicofisico e quindi anche per la salute degli occhi. Tra i cibi migliori per la funzionalità oculare vi sono:

  •   Verdure a foglia e ortaggi di colore verde, rosso e giallo
  •   Frutta secca e bacche
  •   Agrumi e banane
  •   Latte e latticini
  •   Pesce azzurro e salmone
  •   Olio extravergine di oliva

Occorre precisare che a prescindere dalle proprietà benefiche dei prodotti, ogni regime dietetico è soggettivo. Infatti non sono rare allergie alimentari agli occhi da tenere sicuramente in considerazione per sviluppare un piano alimentare personalizzato.

In generale quindi sono tanti gli alimenti che fanno bene alla vista, oltre alle proverbiali carote. Queste ultime in particolare sono ricche di betacarotene e vitamina A, elementi essenziali per la salute degli occhi. Dunque la loro fama è giustificata, sebbene spesso un po’ esagerata. Per uno stile di vita sano occorre poi riposare a sufficienza. Ciò non significa che tutti abbiano bisogno della stessa quantità di sonno, ma piuttosto di una buona qualità del riposo.

Sempre sotto il profilo delle abitudini corrette per la salute degli occhi, e non solo, gli specialisti suggeriscono di assumere con moderazione alcol, caffè e di evitare il fumo. Infine per un’ottima idratazione, è essenziale bere acqua a sufficienza. La quantità ideale è di circa 1,5-2 L al giorno. Questa proporzione però varia in base a sesso, età, peso corporeo e attività fisica.

Proteggere la vista dalla sovraesposizione digitale

I device elettronici sono ormai compagni quotidiani di tantissime persone. La vista è dunque sollecitata continuamente e in un modo tutt’altro che naturale. Pc, Tv, Smartphone e Tablet costringono lo sguardo a un superlavoro a distanze che implicano una costante messa a fuoco. Per proteggere la salute degli occhi e ridurne lo stress, ecco alcuni suggerimenti utili.

  • Adotta una posizione corretta. Davanti al monitor del computer posizionati ad almeno 50 cm. Davanti alla TV invece la giusta distanza è 6 volte quella della diagonale dello schermo.
  • Usa una luce adeguata. L’illuminazione eccellente per la salute degli occhi è quella diffusa, senza zone d’ombra, punti di abbagliamento, riflessi o riverberi.
  • Riposa lo sguardo. Quando lavori al laptop fai pause di circa 15 minuti ogni due ore. Per riposare gli occhi dirigi l’attenzione verso oggetti lontani.
  • Ricordati di sbattere le palpebre. Ammiccare è un riflesso automatico e naturale, ma davanti agli schermi si tende a farlo con minore frequenza. Ciò provoca stanchezza e secchezza oculare. Per aiutarti utilizza anche lacrime artificiali.
  • Esci all’aria aperta. Un ambiente climatizzato, troppo caldo o troppo freddo, causa disidratazione agli occhi.

Occhiali da vista, da sole e lenti a contatto “senza errori”

Come accennato, le visite periodiche dall’oculista sono parte fondamentale di una strategia efficace per conservare la salute degli occhi. Una diagnosi precoce infatti consente di individuare in tempo disturbi visivi, curarli o conviverci serenamente. L’occhio è un organo piccolo ma complesso e per questa ragione può essere interessato da diverse patologie. Si va dai problemi importanti come: Glaucoma, maculopatie, retinopatie diabetiche e cheratocono, fino a quelli meno gravi quali cataratta, congiuntivite e secchezza oculare. Vi sono poi i comuni deficit del visus come miopia, astigmatismo, ipermetropia e presbiopia. Per fortuna molti di questi problemi si possono gestire con l’uso di adeguati occhiali da vista o di lenti a contatto.

Subito dopo l’oculista entra dunque in gioco l’ottico, che deve realizzare o fornire i presidi correttivi più indicati all’esigenza. Il rischio altrimenti è ritrovarsi con gli occhiali da vista sbagliati o con una montatura centrata male. Lo stesso discorso è valido anche per gli occhiali da sole. La salute degli occhi infatti passa anche per la loro protezione dai raggi UV. L’esperienza e la competenza di operatori del settore come Ottica Vasari rappresentano valori preziosi per la salute degli occhi. Professionisti in optometria e contattologia, il team di specialisti è una garanzia dal 1860.


Secchezza oculare: cause e trattamenti

L’alterazione nella quantità o qualità della lacrimazione provoca la cosiddetta “sindrome dell’occhio secco”, più comunemente detta secchezza oculare. Nella maggior parte dei casi si tratta di una condizione transitoria che spesso però diventa frequente. Quando il disturbo si cronicizza le conseguenze sono molto fastidiose, fino a provocare danni importanti alla vista come ulcere e abrasioni della cornea.

Perché si sviluppa la secchezza oculare

La secchezza oculare ha diverse origini. Alcune delle cause più comuni e diffuse sono:

  • Esposizione solare
  • Effetti collaterali da farmaci
  • Fumo
  • Uso scorretto di lenti a contatto
  • Invecchiamento
  • Effetti collaterali da chirurgia oftalmica
  • Habitat troppo asciutto
  • Utilizzo intensivo di strumenti digitali

Ci sono inoltre molte patologie che generano o peggiorano la secchezza oculare, tra cui:

  • Congiuntivite
  • Lupus
  • Sclerodermia
  • Disturbi metabolici
  • Blefarite
  • Artrite reumatoide
  • Cirrosi
  • Sindrome di Sjögren

Cos’è il film lacrimale e perché è importante

La sottile pellicola che nutre, protegge e lubrifica la superficie della cornea si chiama film lacrimale. Grazie ad esso l’occhio riceve ossigeno, si pulisce dai corpi estranei e mantiene temperatura e pressione ideali. Si compone di tre strati (acquoso, lipidico e mucino). Il primo idrata, il secondo impedisce l’evaporazione delle lacrime, il terzo ne regola la distribuzione uniforme. Quando uno o tutti e tre questi meccanismi non funzionano, si ha la secchezza oculare.

Come si manifesta la sindrome dell’occhio secco

La sindrome dell’occhio secco o secchezza oculare si manifesta con svariati sintomi quali:

  • Prurito o bruciore
  • Fotofobia
  • Stanchezza oculare
  • Occhi gonfi e arrossati
  • Vista offuscata
  • Palpebre “appiccicose” al risveglio
  • Sensazione di corpo estraneo

Si tratta però di segnali comuni a molte altre condizioni. Per questo motivo è essenziale rivolgersi ad uno specialista per effettuare una corretta diagnosi e impostare il giusto percorso di cura.

Diagnosi della secchezza oculare

Come accennato i sintomi della sindrome dell’occhio secco sono comuni e condivisi anche da altre patologie. Dunque è necessaria la valutazione del medico oculista per inquadrare il problema e trovare una soluzione. La diagnosi della secchezza oculare si effettua con esami tra cui:

Test di Shrimer. Misura il volume della produzione lacrimale tramite piccole strisce di carta assorbente inserite in prossimità del tessuto palpebrale.

Breack up Time. Valuta in quanto tempo si creano zone asciutte sulla superficie della cornea nell’intervallo di ammiccamento delle palpebre.

Rimedi per migliorare la qualità e quantità del film lacrimale

Dopo la diagnosi specifica sull’origine della secchezza oculare, occorre predisporre rimedi mirati. La cura più immediata consiste nell’uso di appositi colliri (lacrime artificiali) o gel per ripristinare l’equilibrio del film lacrimale. Tuttavia la strategia più efficace sta nel modificare e correggere una serie di comportamenti e stili di vita. Nel dettaglio ecco alcune regole per favorire il benessere oculare:

  • Evitare o ridurre l’esposizione ad habitat troppo asciutti
  • Diminuire l’utilizzo di device digitali (Computer, Tablet, Smartphone)
  • Abituarsi a incrementare la frequenza di ammiccamento
  • Regolare la luminosità dell’ambiente
  • Moderare o eliminare il fumo, anche passivo
  • Prestare attenzione all’uso di cosmetici o combinazioni di prodotti
  • Dormire adeguatamente

Esistono infine trattamenti clinici mini invasivi volti a ridurre e curare la secchezza oculare.

Probing. Pulizia delle ghiandole palpebrali di Meibomio, che favoriscono la produzione lacrimale.

Tappi lacrimali. Minuscole membrane in silicone o collagene che mantengono l’occhio idratato, trattenendo le lacrime sulla superficie oculare.

Lipi Flow. Si tratta di un massaggio termico delle ghiandole di Meibomio per stimolarne il corretto funzionamento e ridurre la secchezza oculare.


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Occhiali da vista sbagliati: sintomi, conseguenze e come riconoscerli

Le cause di una visione imperfetta possono essere diverse. Si va infatti da comuni deficit quali miopia, astigmatismo, presbiopia o ipermetropia, fino a stili di vita che compromettono la salute degli occhi. Tuttavia in qualche circostanza sono proprio le lenti correttive la ragione del disagio. Questo accade quando si indossano occhiali da vista sbagliati. Vediamo insieme come individuare i segnali e quali effetti hanno a medio e lungo termine.

Capire se si hanno occhiali da vista sbagliati

Come accennato, quando si manifestano problemi alla vista, le ragioni sono spesso molteplici. Ad esempio, una illuminazione inadeguata dell’ambiente è di certo un fattore da non trascurare assolutamente. Inoltre quando si utilizzano per la prima volta delle montature con lenti correttive o quando le si cambia dopo molto tempo, è necessario un periodo di adattamento. La durata di questo intervallo è piuttosto soggettiva, ma di solito si va da alcuni giorni a qualche settimana. Se la difficoltà a vedere in modo nitido da lontano o da vicino si prolunga, è il caso di indagare più a fondo. La ragione insospettabile può essere dunque l’avere degli occhiali da vista sbagliati.

Sintomi e segnali rivelatori

In caso di occhiali da vista sbagliati, i segnali si manifestano abbastanza rapidamente e durano nel tempo. Il campanello d’allarme sta nel fatto che i sintomi si prolungano oltre il normale periodo di adattamento per un paio di lenti nuove. Spesso si tratta di malesseri che in un primo momento non vengono neppure collegati a un problema agli occhi. Nel dettaglio si possono sperimentare disturbi quali:

  • Visione offuscata
  • Mal di testa
  • Nausea
  • Vertigini
  • Affaticamento oculare
  • Problemi posturali

Effetti degli occhiali da vista sbagliati

Indossare occhiali da vista sbagliati compromette decisamente la qualità della vita e comporta uno o più tra i disturbi elencati. Per fortuna però gli effetti a medio e lungo termine sono totalmente risolvibili e reversibili. Nei soggetti adulti infatti la condizione ritorna alla normalità poco dopo l’uso di lenti con una giusta gradazione personalizzata. Al contrario, negli individui più giovani, questa condizione merita maggiore attenzione. In fase di crescita si possono infatti sviluppare o peggiorare difetti in maniera cronica e irreversibile.

Affidarsi a professionisti validi

Come evitare di ritrovarsi con degli occhiali da vista sbagliati? Una simile circostanza può capitare a tutti, ma per ridurre il rischio bisogna innanzi tutto rivolgersi a interlocutori validi. Il “primo della lista” è senza dubbio l’oculista. Il medico è infatti il professionista che deve diagnosticare il deficit visivo in modo esatto e quindi prescrivere il giusto ausilio correttivo. A questo punto è l’ottico che deve realizzare lenti e montatura in maniera efficace, personalizzata e secondo le esigenze del cliente. Una centratura occhiali errata è determinante quanto una gradazione insufficiente o troppo forte. Ecco perché è fondamentale rivolgersi a esperti del settore come Ottica Vasari, che dal 1860 offre qualità, esperienza e professionalità.


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Emicrania da affaticamento visivo, come alleviare i sintomi con i giusti occhiali

L’emicrania da affaticamento visivo, o emicrania oftalmica, è una condizione in cui il mal di testa è strettamente collegato a disturbi o stress agli occhi. Nella maggior parte dei casi è trattabile o risolvibile intervenendo sul problema o deficit visivo. Oggi ne parleremo in modo specifico e scopriremo come attenuarla, principalmente tramite l’uso degli adeguati occhiali da vista.

Un po’ di chiarezza sull’emicrania da affaticamento visivo

Quando si parla di emicrania da affaticamento visivo è facile cadere in errore. Infatti spesso la si confonde con diverse forme di cefalea che scatenano problemi alla vista e di tipo neurologico. I sintomi più comuni sono quindi:

Tali circostanze rendono difficile, se non addirittura impossibile, compiere azioni quotidiane come leggere, guidare, lavorare al pc. La sostanziale differenza sta nel fatto che nell’emicrania di tipo vascolare, tensivo o di altro genere, i disturbi visivi sono una conseguenza della condizione primaria. Invece nell’emicrania da affaticamento visivo, quest’ultima è l’effetto di un super lavoro degli occhi e dunque il segnale di un problema o malessere visivo.

Esiste tuttavia un altro genere di cefalea di origine oftalmico, vale a dire l’emicrania retinica. Si tratta di un disturbo abbastanza raro che ha come sintomo principale il dolore retro oculare. Le cause possono essere: un’ischemia emicranica o ipercontrazioni dei vasi retinici. Rispetto alla comune emicrania da affaticamento visivo, le conseguenze a volte sono invalidanti con cecità permanente da un solo occhio. La tempestività nella diagnosi e nell’intervento è determinante per scongiurare danni irreversibili.

Cosa causa e come riconoscere la cefalea oftalmica

Un mal di testa è un mal di testa, giusto? Eppure ci sono piccoli dettagli che aiutano a distinguere un disturbo dall’altro e in particolare l’emicrania da affaticamento visivo da quelle derivanti da altre cause fisiologiche. Nel dettaglio, le diverse forme di cefalea scaturiscono o peggiorano a causa di:

  • Problemi neurologici
  • Lupus sistemico
  • Ipertensione o ipoglicemia
  • Anemia falciforme
  • Disidratazione
  • Caldo eccessivo
  • Fumo

In una certa misura esiste perfino una predisposizione genetica e familiare. Al contrario, nell’emicrania da affaticamento visivo, l’origine è principalmente l’astenopia, cioè lo stress oculare. Ciò accade oggi più che in passato per la sovra stimolazione da device digitali. In molti altri casi la radice del problema sta in deficit del visus non diagnosticati o non corretti adeguatamente. I più comuni sono dunque: miopia, ipermetropia, presbiopia e astigmatismo. Più raramente, l’astenopia sta in forme di strabismo latente.

Come si cura l’emicrania da affaticamento visivo?

Come abbiamo detto, la più evidente differenza tra emicrania da affaticamento visivo e gli altri tipi di cefalea, sta nel nesso causa/effetto. Ne deriva dunque che cambia pure l’approccio nel trattare il problema. Nelle cefalee infatti si impiegano farmaci quali: analgesici, antinfiammatori, betabloccanti, calcio antagonisti o vasocostrittori. Molto utile è anche adottare strategie e stili di vita più indicati. Si consiglia quindi di non fumare, di non bere alcolici e di ridurre l’uso di dispositivi elettronici. Essenziale è anche allestire un ambiente con illuminazione adeguata e regolare luminosità dello schermo.

Quando invece si diagnostica l’emicrania da affaticamento visivo, la prima soluzione è di tipo oftalmico. La visita oculistica e il test della vista sono in pratica fondamentali per determinare il percorso di cura. Questo può essere nient’altro che l’uso di adeguati dispositivi correttivi, cioè occhiali da vista adatti al proprio deficit visivo.


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Soluzioni per ipovedenti, il tuo benessere con occhiali e lenti speciali

L’ipovisione si caratterizza per una acuità visiva molto ridotta, a uno o a entrambi gli occhi. Le cause sono normalmente di tipo congenito o legate a condizioni che si sviluppano nel corso degli anni. Le strutture oculari colpite sono di solito la retina, il nervo ottico o la cornea. Tra le patologie maggiormente imputabili vi sono le maculopatie, la neurite ottica e la retinopatia diabetica. I soggetti colpiti perdono la funzionalità visiva centrale o periferica, con ripercussioni nel lavoro e nella quotidianità. La vita di relazione e azioni semplici come leggere, guardare la tv o anche orientarsi e muoversi nello spazio, diventano molto complesse. I comuni occhiali da vista non sono sufficienti ma occorrono soluzioni per ipovedenti progettate appositamente per tale scopo.

Come scegliere le diverse soluzioni per ipovedenti

Tra le principali e meglio tollerate soluzioni per ipovedenti vi sono gli occhiali da vista iper ingrandenti. Utili e versatili a diverse distanze, questi ausili ottici diventano strumenti preziosi nelle azioni di tutti i giorni per recuperare libertà e autonomia. In base all’entità del deficit visivo e al tipo di esigenza del soggetto, si predispongono dispositivi personalizzati. Le lenti così progettate, aiutano nella messa a fuoco da 3 metri fino a 30 cm. Ecco di seguito le principali tipologie.

Occhiali per regolazione della luminosità

In ogni tipo di deficit oculare, anche in quelli comuni come miopia o astigmatismo, il comfort e la visione ottimale non dipendono solo dall’ingrandimento. Ciò che infatti determina la qualità dell’immagine è soprattutto la luce. Ecco perché tra le soluzioni per ipovedenti vi sono anche gli occhiali con lenti filtranti. Queste ultime hanno la capacità di migliorare il contrasto, limitano il fenomeno di abbagliamento e proteggono pure dai raggi UV grazie a schermi selettivi che eliminano i raggi nocivi. Le lenti filtranti garantiscono inoltre una correzione della fluorescenza e della transizione tra luce calda e fredda. Per finire, vi sono anche occhiali con montature con luce incorporata che illuminano il campo visivo, eliminando ombre e riverberi.

Occhiali telescopici: kepleriani o galileiani?

Sono tra le più comuni soluzioni per ipovedenti. In entrambi i casi le lenti si possono applicare su montature o su lenti di ingrandimento singole da adoperare manualmente. La differenza tra i due sistemi sta nella struttura e forma delle lenti. Negli occhiali telescopici galileiani sono di tipo “convergente/divergente”. Gli occhiali telescopici kepleriani sono invece di tipo “convergente/convergente”. La particolarità o limite di questi ultimi sta nel restituire un’immagine capovolta. Oggi questo difetto è correggibile da sistemi di lenti detti erettori. Il vantaggio però è un campo visivo più vasto e nitido rispetto agli occhiali galileiani. Entrambi i metodi di ingrandimento oggi hanno tuttavia tecnologie in grado di fornire ottime prestazioni sia da lontano che da vicino.

Occhiali prismatici

Altro tipo di soluzioni per ipovedenti sono gli occhiali con potere correttivo basato su lenti prismatiche. Le lenti in pratica spostano il fuoco dell’immagine nell’area dell’occhio meno danneggiata e che conserva ancora una residua funzionalità. Grazie ad essi il soggetto non è costretto a cercare da solo la visione ottimale con movimenti della testa per inquadrare gli oggetti nella zona della macula ancora sensibile. Lo svantaggio degli occhiali prismatici sta nella distanza di lettura molto ravvicinata, circa 10-20 cm. Infatti già a 30-40 cm la visione con questo tipo di lenti appare sfocata. Il potere di ingrandimento resta in ogni caso limitato e quindi si adotta questo sistema solo in casi di ipovisione modesta. Il vantaggio è la praticità, poiché le lenti prismatiche hanno forma simile a comuni occhiali da presbiopia. Inoltre gli occhi lavorano simultaneamente, aiutando a mantenere la visione binoculare.


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Cheratocono: cos'è, sintomi, cause e opzioni di cura

Il cheratorcono è una patologia della cornea che la deforma e ne compromette la normale funzionalità. Si tratta di una condizione degenerativa, che peggiora quindi con il tempo. Scopriamo quali sono le cause, con che sintomi si manifesta e come si può curare.

Conoscere il cheratocono

Nella maggior parte dei casi il cheratocono si manifesta tra i 14 e i 20 anni di età, colpendo entrambi gli occhi. Tuttavia non sono rare le circostanze in cui si sviluppa anche dopo i 40 anni. In pratica il tessuto della cornea si assottiglia, perde la sua naturale curvatura, assumendo una forma irregolare e appuntita a “cono”. La cornea, insieme al cristallino, rappresenta una delle lenti più importanti dell’occhio. Da sola infatti interviene per l’80% nella messa fuoco delle immagini.

Quali sono le cause?

Ad oggi non è ancora perfettamente chiaro cosa provochi il cheratocono. Oltre a una probabile predisposizione genetica, vi sono altre condizioni che ne aumentano il rischio. Alcuni soggetti più esposti sono quelli affetti da sindrome di Down, disfunzioni tiroidee, da retinite pigmentosa e malattie del collagene.

Principali sintomi ed effetti del cheratocono

Le alterazioni corneali provocate dal cheratocono si manifestano con difficoltà di messa a fuoco degli oggetti. Questo deficit interessa sia la visione da lontano che da vicino. Quando fa la sua comparsa, la patologia si maschera spesso da miopia o astigmatismo. Sintomi comuni sono:

Metodi di diagnosi

Al momento non esistono protocolli di prevenzione. Per questo motivo è fondamentale la diagnosi precoce, per arrestare o far regredire la patologia. In sede di visita oculistica, se c’è sospetto di cheratocono occorrono esami specifici.

Topografia corneale. Si tratta dell’indagine principale per rilevare il cheratocono e studiarne il decorso. Si proiettano sulla cornea delle immagini di anelli concentrici. Un apposito software elabora i dati raccolti e li trasforma in una mappatura della curvatura corneale.

Pachimetria corneale. Misura lo spessore corneale ed è complementare alla Topografia.

Cheratocono: cura e trattamento

Nelle fasi iniziali la patologia viene trattata con occhiali da vista o con lenti apposite lenti a contatto per cheratocono. Quando entrambe queste strategie si dimostrano inefficaci, si passa a opzioni più avanzate, dalla terapia conservativa agli interventi di tipo chirurgico.

Cross Linking Corneale. Si usa un collirio a base di vitamina B2 o riboflavina. La cornea poi si irradia con raggi UVA a bassa intensità. Per finire si applicano soluzioni o pomate antibiotiche. Lo scopo di questo trattamento è potenziare le strutture corneali e arrestare l’evoluzione del cheratocono.

Trapianto corneale a tutto spessore. Nella cheratoplastica perforante PKP si sostituiscono porzioni centrali della cornea compromessa con quelle del donatore.

Cheratoplastica lamellare anteriore profonda (DALK). In questo caso si rimuove gran parte anteriore della cornea, rimpiazzata con quella di un donatore e lasciando intatta solo la porzione posteriore.


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Topografia corneale: cos'è e come si esegue

La topografia corneale è un esame non invasivo e non doloroso. Il test fornisce una valida mappatura della struttura e curvatura corneale. Si tratta di un tipo di indagine strumentale molto utile per la diagnosi e il follow up di diverse patologie e condizioni oculistiche. Oggi ci soffermeremo su i vari aspetti dell’analisi e ne approfondiremo scopi e funzionalità.

Come si effettua la topografia corneale

La topografia corneale si esegue in posizione seduta, con il mento appoggiato all’apposito supporto del macchinario chiamato appunto topografo corneale. Il paziente fissa una fonte luminosa al centro di una sorta di schermo con anelli concentrici. Durante il test, il dispositivo proietta gli anelli sulla superficie anteriore della cornea. Dallo screening e dall’elaborazione dei dati acquisiti, un software produce una mappa colorimetrica della cornea. Il computer costruisce poi un tracciato di colori “caldi” e “freddi” a cui corrispondono zone di maggiore o minore curvatura.

A cosa serve il test?

La topografia corneale, in combinazione con la pachimetria (misurazione dello spessore della cornea), fornisce informazioni preziose per diversi scopi. Innanzi tutto consente la diagnosi di patologie come il cheratocono. In secondo luogo è utile per sviluppare piani personalizzati nei trattamenti laser e nella correzione di condizioni quali miopia, ipermetropia, presbiopia e astigmatismo. È l’accertamento d’elezione nel percorso di trapianto della cornea.

La topografia corneale si impiega inoltre per la realizzazione su misura delle lenti a contatto e per valutarne l’efficacia dopo l’applicazione. Per finire, di recente questo esame si usa anche per l’analisi accurata del film lacrimale. In pratica si analizza la sua corretta adesione alla superficie della cornea, per la diagnosi e il trattamento della sindrome dell’occhio secco. La cornea ha il maggior potere refrattivo tra le strutture dell’occhio. Infatti contribuisce per circa il 70% alla nitidezza della visione. Per questo motivo è facile comprendere quanto sia essenziale il suo stato di salute.

Come ci si prepara alla topografia corneale?

Di norma la topografia corneale non richiede particolari protocolli di preparazione. Come detto infatti si tratta di un test non invasivo e che non causa alcun disagio al paziente. Ad esempio non è previsto nemmeno l’utilizzo di gocce o colliri per dilatare la pupilla. Anche nella fase successiva, non vi è alcun effetto collaterale. Il paziente può riprendere le normali attività e dunque non è necessaria la presenza di un accompagnatore. L’unica precauzione riguarda però chi porta lenti a contatto. Bisogna interromperne l’utilizzo almeno 3 giorni prima dell’esame. Questo accorgimento permette di ottenere risultati più affidabili e sicuri.

 


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Lenti progressive e problemi di cervicale: cause e soluzioni

Spesso i disturbi fisici più comuni sono anche i più complessi, perché alla stessa condizione corrispondono diverse possibili cause. Questo è il caso della cervicalgia, che si manifesta con dolore e rigidità a collo, spalle e a volte anche mal di testa. Ad esempio, in pochi sanno che esiste una connessione tra lenti progressive e cervicale. Scopriamo quindi perché l’uso di questi dispositivi oculistici può causare problemi, come gestirli e risolverli.

Cosa lega lenti progressive e cervicale?

Perché a volte si parla di lenti progressive e cervicale? Atteggiamenti quotidiani e abitudini condizionano molto il benessere generale e spesso determinano piccoli o grandi problemi di salute. Il dolore cervicale, tanto per citarne uno, è oggi sempre più frequente perché in pratica è “figlio” dello stile di vita moderno. Eccone alcune cause molto comuni:

Traumi. Un movimento errato, uno sforzo, un urto o anche un colpo d’aria, sono tra le ragioni più banali del dolore al collo, alle spalle e alla cervicale. Il brusco passaggio da caldo a freddo, quando dall’esterno si entra in ambienti con aria condizionata, è tra le trappole più insidiose.

Sedentarietà. Fare poco esercizio fisico o mantenere posizioni scorrette alla scrivania o in macchina, genera tensioni e infiammazioni che si ripercuotono su muscoli, nervi e vertebre.

Lenti progressive e cervicale. Ecco una delle cause insospettabili della cervicalgia, vale a dire le lenti multifocali. Si tratta delle lenti che consentono una visione a breve, media e lunga distanza. Le zone graduate di transizione sono posizionate rispettivamente in basso, al centro e in alto. Sono soluzioni indicate in caso di ipermetropia o presbiopia. Queste condizioni infatti richiedono un potere ottico più versatile delle lenti monofocali. Tuttavia è necessario un breve periodo di adattamento e possono dare appunto qualche disagio.

Perché le lenti progressive possono dare cervicalgia?

Lenti progressive e cervicale hanno un nesso di causa ed effetto per questioni di postura. Come accennato, l’area graduata che consente la visione da vicino, si trova in basso. Quando ci si trova davanti al pc, si tende dunque a inclinare il collo all’indietro per sfruttare al meglio il potere ottico. Pochi istanti cambiano poco, ma lunghe sessioni nella stessa posizione, alla lunga creano disagi che possono diventare cronici. In sostanza accade un po’ l’opposto di quando si allunga il collo in avanti per avvicinarsi allo schermo e vedere meglio.

Risolvere la cervicalgia da lenti progressive

Oltre a mantenere uno di stile di vita sano e fare delle pause nelle lunghe sessioni al computer, un modo per risolvere il problema tra lenti progressive e cervicale può essere dotarsi di una postazione di lavoro ergonomica. In commercio infatti esistono sedute, scrivanie e supporti per pc regolabili che consentono un utilizzo più confortevole e salutare. Un altro aspetto essenziale è affidarsi esclusivamente a professionisti come Ottica Vasari per la realizzazione dei presidi oculistici. Lenti progressive con una centratura errata, vanificano qualunque altra strategia per alleviare il dolore alla cervicale. In pratica, pur curando una postura perfetta, l’occhio si troverà in una posizione errata per la visione e la messa a fuoco. Di conseguenza, istintivamente, il soggetto cercherà di compensare tenendo il collo costantemente inclinato in maniera sbagliata.


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Progressione miopica: nuove strategie per un controllo efficace

Come suggerisce il termine, la progressione miopica è il peggioramento graduale e costante della miopia. Questo fenomeno è piuttosto comune nei giovanissimi, in particolare nella fascia di età dagli 8 anni fino a dopo l’adolescenza. I rapidi cambiamenti dei soggetti in crescita e l’intensificarsi della vita scolastica, accelerano ancora gli effetti del deficit visivo. Come se non bastasse oggi i più piccoli accedono sempre più precocemente all’uso di dispositivi digitali. Per questo motivo è fondamentale tenere sotto controllo la situazione con visite periodiche. Oggi parleremo delle misure da adottare per prevenire, diminuire o convivere con la progressione miopica.

Cause della progressione miopica

La miopia è un difetto di rifrazione dell’occhio, con la luce che in sostanza cade nell’area di messa a fuoco anteriore alla retina. La conseguenza è che gli oggetti lontani appaiono sfocati. Si tratta di uno dei disturbi visivi più comuni, seguiti subito dopo da astigmatismo, presbiopia e ipermetropia. L’aumento della miopia, e dunque della progressione miopica, è data dal continuo allungamento del bulbo oculare. L’aspetto più trascurabile è la necessaria sostituzione di occhiali da vista o lenti a contatto sempre più forti. Allo stesso tempo però le strutture come sclera e retina si assottigliano. Ciò porta potenzialmente a una serie di problematiche molto serie.

Come rallentare l’aumento della miopia

Per contenere la progressione miopica, bisogna agire su due fronti. La prima strategia è assumere comportamenti di “igiene visiva”. Nel dettaglio è utile:

  • Allestire una buona e uniforme illuminazione degli ambienti, evitando abbagliamenti e riflessi.
  • Trascorrere almeno 2 ore al giorno all’aperto alla luce naturale.
  • Posizionare materiale la lavoro o da lettura a distanza adeguata.
  • Distogliere lo sguardo da fogli o schermi per almeno 20 minuti ogni 2 ore.

Arrestare o almeno rallentare la progressione miopica è molto importante perché a questa condizione si associa un maggior rischio di:

  • Distacco della retina
  • Cataratta precoce
  • Maculopatie
  • Glaucoma

Strumenti per il controllo della progressione miopica

Tra le soluzioni più diffuse ed efficaci per la gestione della progressione miopica ci sono le lenti a defocus periferico. Una normale lente monolocale per correggere la miopia ha un punto focale che dirige la luce sulla retina in modo diretto e piatto. La retina però ha una forma irregolare e il riverbero dell’onda luminosa finisce poi dietro di essa.

Questi segnali luminosi periferici stimolano l’occhio ad allungarsi, in modo da far entrare anche le parti più esterne nella zona di messa a fuoco. Questa reazione fisiologica, a lungo andare, compromette l’effetto correttivo delle lenti e stimola la progressione miopica. Dunque nelle lenti a defocus periferico, oltre al trattamento correttivo centrale, si abbina uno esterno con lo scopo di defocalizzare la luce verso la retina.

Un altro prezioso strumento per contenere la progressione miopica è l’utilizzo delle lenti a contatto notturne dette anche ortocheratologiche. Per finire, sempre sotto il profilo delle lenti a contatto, vi sono ancora quelle multifocali, che riducono l’impegno accomodativo dell’occhio e quindi aiutano a limitare l’aumento della miopia.